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parola di leader. Mercoledì 16 Aprile 2008

Posted by Gianvito Rutigliano in loro sì.
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Altra analisi puntuale e lucida sul crollo della Sinistra l’Arcobaleno. Parla Nichi Vendola, leader naturale della nuova sinistra. Che ha bisogno di essere moderna, ambiziosa, europea e seria. Seria. Seria.

fonte: l’Unità

vendola bertinotti

(…)
Era soltanto questo la lista Sinistra arcobaleno, secondo lei?
«L’Arcobaleno è stato percepito come il logo che copriva cose vecchie, cose probabilmente inefficaci rispetto all’agire politico. Non è stato metabolizzato come il segno di un processo nuovo, come la prima prova del cantiere della sinistra che verrà».

Come ripartire?
«Ci sono due strade. Una è quella del suicidio, attraverso la ritirata burocratica negli accampamenti ridotti dell’identità».

Una risposta a quanti, come i vertici del Pdci, sostengono che avete perso perché avete abbandonato i simboli tradizionali e propone di ripartire dalla falce e martello?
«Se c’è qualcuno che intende consolarsi con questo tipo di elucubrazioni è libero di farlo. Però mi sembrano riti di esorcismo, piuttosto che analisi della realtà. Si può anche dire: è stato quel che è stato perché non c’era bisogno di una nuova sinistra, bisogna sventolare le bandiere della vecchia sinistra, riorganizzare le tende e gli eserciti. È un’ipotesi, certo. Ma io la considero un suicidio. E devo anche dire che non mi stimola molto, né culturalmente né umanamente».

L’altra ipotesi, allora?
«Per chi ha ancora dentro la propria testa una lezione di marxismo non dogmatico è l’analisi spietata del mondo di oggi, la costruzione di un cantiere che non è il museo della gloria del passato ma che è il luogo plurale e aperto in cui una nuova soggettività possa interloquire con le domande e i problemi del ventunesimo secolo. Bisogna ricostruire il proprio campo, i propri strumenti dell’agire politico, cioè il cantiere dell’Arcobaleno, quello che non è mai partito, che è stato solo annunciato su una scheda elettorale».

Non è mai partito dice? E gli stati generali, il simbolo unitario, il lavoro comune per le liste?
«Allora diciamo che è partito lentamente, molto lentamente, ma che ora deve ingranare la marcia del coraggio innovativo. Questa è l’unica prospettiva che io considero utile per la sinistra, per una sinistra che voglia essere utile al paese. Tutto il resto mi pare appartenere al folclore».

Questo processo richiede un ricambio delle classi dirigenti?
«L’ho detto prima della sconfitta elettorale. Ho parlato di me, ho detto che abbiamo il compito di lavorare per passare il testimone a una nuova generazione, e farlo in tempi rapidi. Ci vuole un nuovo alfabeto della sinistra, una nuova conoscenza della geografia del lavoro e dei lavori, c’è bisogno della disseminazione di luoghi nuovi che diano significato alla politica intesa come costruzione di una comunità».