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comincia adesso. Giovedì 23 Ottobre 2008

Posted by Gianvito Rutigliano in universiade.
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Il movimento studentesco barese avverso alla riforma Gelmini si fa sempre più numeroso e consapevole.

Guadagna consensi tra gli scettici, serra i propri ranghi, si apre a continue e nuove collaborazioni e informa i propri aderenti.

Ecco la vera novità. Finalmente, dopo anni di manifestazioni troppo spesso fini a se stesse, si è partiti dall’informazione dello studente sulla l. 133/2008 (grande calderone legislativo in cui la parte relativa all’università è il tassello di un grande mosaico di distruzione), per poi passare alle modalità di protesta. E non il contrario. Un miracolo democratico di maturità.

Chi non ne comprende appieno le motivazioni o i metodi invita ad andare a lavorare, a studiare. C’è chi necessita di tutela, in un periodo cruciale come quello delle sedute di laurea. Manca loro però un elemento importante. Gli studenti si stanno rivelando compatti, fraterni e premurosi. Nessuno – ripeto nessuno – vuole bloccare il proprio fratello sulla soglia della porta forse più importante da varcare. Credo che nessuno dei manifestanti desideri annullare le sedute, ma altrettanto fraternamente i neo laureati (molto spesso futuri aspiranti specialisti) devono solidarizzare col movimento, per renderlo ancora più forte.

L’attacco sferrato dal Governo è il più grave degli ultimi anni, forse della storia. Viste le barricate alzate in clima di repressione neo fascista delle proteste, bisogna stringersi intorno al nucleo del problema in modo serio, sfatando il rischio di anacronismo di metodi e parole e facendosi aiutare e spalleggiare da tutte le realtà. Dai docenti alle associazioni più distanti negli obbiettivi al personale amministrativo. Da quella gente di buona volontà che ha compreso i timori di una generazione incazzatissima con le lacrime agli occhi.

Senza dimenticare la nostra informazione, per renderci invulnerabili dalle provocazioni di chi parla di scuole e università dietro cui si nascondono i no global. Peggio dell’uomo nero per i bambini “che a dormire non ci vogliono andare”.

Senza cadere in vecchi metodi, qualunquismo, rifondazioni di periodi passati. Il 68 è finito da un bel pezzo, noi siamo ben altro.

Senza scollarci, senza porre pregiudiziali, senza precludere gli ingressi e senza che nessuno si faccia bello sulle spalle degli altri.

Perché tutti stanno ci rimettendo il proprio tempo, stanno rinunciando a studio per esami e lauree e si stanno anche sputtanando. Ma ne vale la pena, per lottare insieme. Dio, se ne vale la pena.

Chi non è d’accordo non è un fascista. È solo un fratello da convincere a unirsi alla propria causa. Ognuno ci metta quella che può. La posta in gioco – ora più che mai – è altissima.

Firmato:

uno che doveva essere in biblioteca per i materiali della tesi e invece portava in giro per le aule una bara di cartone.

Commenti»

1. Framaulo - Giovedì 23 Ottobre 2008

Non voglio apparire disfattista, ma secondo me è una battaglia contro i mulini a vento. Non saranno 8 miliardi in più o in meno che terranno in vita la scuola e l’università. Sono in coma, l’adrenalina endovena serve a ben poco. Al contrario, mi spaventano molto le dichiarazioni sui militari nelle scuole, per garantire il diritto di chi vuole fare lezione (ma vaff….). Qui credo che si stia esagerando palesemente.

2. Scilvio - Venerdì 24 Ottobre 2008

Ma coscia dite! Ma non mi avete sentito parlare ieri da Pechinoo? Mi sciono smentito! Sc-men-ti-to! Non ho mai pensato alla polizia, cribbio!

3. Vito - Venerdì 24 Ottobre 2008

@Framaulo

Il problema è credere che settori come la scuola, l’università e la sanità possano essere voci in attivo nel bilancio economico della nazione. Non lo sono e non lo dovrebbero essere.

L’istruzione e la ricerca, poi, sono investimenti a lungo termine in beni immateriali, con tutti i rischi che questo comporta. Equivale a buttare via i semi sul campo e sperare che qualcosa nasca, e se non nasce, pazienza. Ma se nasce, anche dopo un tempo indeterminabile, vale tantissimo.

Questi nostri governanti invece buttano nel cesso i miliardi con Alitalia e con altre imprese private, in un sistema economico malato, che non è in grado di reggersi da solo ma ha bisogno degli aiuti di Stato, e pretendono di far cacciar fuori i soldi a noi rinunciando ai nostri diritti di base. Con un eufemismo, hanno rotto il cazzo!

Invece che tagliare i fondi basterebbe razionalizzare la spesa, senza risparmiare un euro ma facendo sì che quelli che adesso vengono investiti nell’Istruzione e nella Ricerca vengano utilizzati più efficacemente. Solo che i provvedimenti in tal senso richiedono competenze che l’attuale maggioranza, e forse nemmeno la minoranza, ha.

4. Neclord - Venerdì 24 Ottobre 2008

Forza ragazzi. La dove i nostri “padri” si sono dimenticati di come si gestisce un Paese, siamo noi a dover riprendere in mano la situazione per il bene di tutti.

5. Framaulo - Domenica 26 Ottobre 2008

Vito: siamo completamente d’accordo. Però secondo me siamo su di una via di non ritorno, abbiamo imboccato una discesa inesorabile verso il baratro. Il tempo delle riparazioni, delle toppe e delle pezze (anche quelle di Stato) è finito. Non c’è più niente da fare. Secondo me, eh.

6. valerio - Domenica 26 Ottobre 2008

framaulo bisogna muovere il proprio didietro e vedrai che qualcosa si potrà fare!