mode, modi. perché i partiti (almeno a sinistra) non mangeranno mai l’università. Giovedì 9 Aprile 2009
Posted by Gianvito Rutigliano in universiade.Tags: azione universitaria, cgil, colf, giovani democratici, studenti indipendenti, udu
trackback
Ai ragazzi oggi non piacciono i partiti politici. Agli universitari oggi non piacciono affatto i partiti politici nelle università. E come rappresentanza giovanile, se si facesse un sondaggio, alcune associazioni studentesche fortemente politicizzate schiacerebbero senza pietà i partiti. Questo è un assunto su cui spenderei più di qualche euro alla Snai.
Come i partiti possono recuperare credibilità prima e consensi poi tra gli universitari? Cosa stanno facendo per farlo da una parte e dall’altra? E soprattutto, quali sono gli spazi dei giovani con tessere di partito nelle facoltà? Per formazione e interesse personale me lo sono sempre chiesto. Dopo qualche anno di esperienza, qualche idea me la sono fatta.
Chi va forte. Badate alle presentazioni delle associazioni ai ragazzi. “Siamo un’associazione apartitica” e spesso, con colpevole ignoranza (o semplice lapsus freudiano), “apolitica” per indicarne invece l’apartiticità. La risposta dei giovani è, nella stragrande maggioranza dei casi, favorevole. Non a caso. Non c’è nemmeno bisogno di guardare i dati delle ultime elezioni baresi per constatare il cannibalismo elettorale di Studenti Indipendenti, formazione apartitica. I ragazzi sono delusi, qualche volta ma non sempre in modo qualunquista, dai partiti e l’idea di farsi spremere dai giovani adepti di questi, fa loro ribrezzo. Meglio affidarsi a chi è presente nelle facoltà dall’immatricolazione alla laurea, offrendo servizi che vanno dallo statino alla dritta su un esame, piuttosto che a quelli che mobilitano gli studenti per informarlo o rivendica i loro diritti fuori e dentro gli organi di rappresentanza.
Il caso Azione Universitaria. AU nasce come i giovani universitari di AN. Oggi, con l’avvento del PDL, i ragazzi sono poco meno che orfani, ma continuano a mietere riscontri positivi. Il loro successo è legato da una forte identificazione di destra, che prescinde quella partitica. Tanto che il PDL, in previsione, ne è sempre più lontano. I giovani “antifascisti” (per loro stessa ammissione) sono l’incarnazione ideale di chi vota a destra e che, in quanto giovane e voglioso di chiara identità, non accetta mezze misure. L‘avvicinamento a formazioni come Blocco studentesco ne è la prova lampante. Non la destra del manganello, ma certamente antisinistra e identitaria. In più la capillare presenza nelle aulette, con servizi offerti simili a quelli delle apartitiche, ne fornisce la definitiva consacrazione. AU è di destra destra, ma dà allo studente ciò che gli serve. Per questo non andrà mai sotto dal punto di vista elettorale.
Cosa fa il centrodestra. Il PDL, sempre più distante da AU, cerca nei singoli leader delle apartitiche i suoi cavalli di razza. O piazza i propri cavalli di razza come leader delle apartitiche. Lo fa sottotraccia, senza ostentarlo, lasciando alle sigle la parvenza di distanza dal partito. Magari vendendo il prodotto con un “c’è di tutto. Di destra, di sinistra. C’è chi vota Berlusconi, chi Rifondazione” salvo poi, a conti fatti, trovare una componente di destra più “governativa” di quella di Azione fortemente preponderante.
A sinistra e centrosinistra. L’UDU, per la vicinanza a una realtà come il sindacato (CGIL) meno conosciuta ai ragazzi, ha vita più facile di una giovanile di partito e rappresenta una fetta quasi totalitaria degli studenti universitari. Ha certamente al suo interno più ragazzi vicini, per formazione e simpatie, a partiti più di sinistra del PD, ma questo non rileva come fondamentale. La forza, infatti, proviene da alcune basi programmatiche ricorrenti (la lotta al numero chiuso, i servizi gratuiti o agevolati agli studenti e parecchio altro) che la contraddistingue senza lasciare dubbi. C’è un riconoscimento nel merito, non nella facciata. E superando la seconda, tramite la prima, c’è lo spazio perché i giovani di partito forse meno vicini (i Giovani Democratici) possano esprimersi in favore o contro.
Giovani Democratici come. Sinistra Giovanile e Giovani della Margherita ci hanno provato, senza riuscirci, a creare un polo che li rappresentasse esplicitamente, senza giochini. Ci sono riusciti elettoralmente, grazie alla scelta di universitari radicati, ma politicamente sono naufragati presto. Per l’assenza, colpevole, di una base politica di riferimento. All’università, sul campo, non basta dirsi di un partito, ma bisogna avere le idee chiare su come affrontare i singoli problemi che affliggono lo studente. Qual è la posizione sul numero chiuso, sugli sbarramenti all’accesso alle professioni, sugli sprechi (dove sono e come affrontarli). L’approccio identitario non funziona qui. È per questo che formare una realtà a sè sarebbe una scelta perdente. Elettoralmente prima di tutto, per l’enorme difficoltà del PD a farsi capire soprattutto dagli under 30, e politicamente poi per la mancanza di una base di ragionamento.
I GD devono fare chiarezza. Quali sono le posizioni sui problemi più sensibili. Una volta chiarito questo, e constatata la somiglianza o meno con una realtà come l’UDU, tirare le debite somme. Che senso avrebbe riconoscere (ad esempio) la maggioranza delle idee come simili a quelle del sindacato studentesco e creare un polo a parte? Memore delle esperienze passate, la risposta è: nessuna. Dovrebbe partire allora un’integrazione organica, senza perdere i propri connotati identificativi, almeno all’inizio dell’avvicinamento. Un avvicinamento storico, magari a Bari, perché mai successo in tanti anni e non ancora chiarito in altre parti d’Italia. Condicio sine qua non per la riuscita dell’operazione è però la piena disponibilità delle rispettive basi e dei dirigenti. Ovvero rimuovendo le puzze sotto i vari nasi, senza sguardi storti “perché del PD”, senza fighettagine politica alcuna. Lo stesso dovrebbe fare l’altra realtà barese importante di sinistra, ovvero il Collettivo di Lettere e filosofia, diverso ma piuttosto vicino all’UDU. L’ostruzionismo a una fase così delicata e davvero di portata epocale nella nostra città sarebbe un colpo mortale.
Le basi devono fare la propria parte. Personalmente, da appassionato di politica universitaria e analista dei profili dei vari leader delle sigle in campo, ho per la prima volta fiducia incondizionata. Per apertura, buona volontà e preparazione i responsabili di UDU, GD e COLF (per quanto questo senza ufficiali capi o segretari) sono forse – nel complesso – i migliori possibili da sei anni a questa parte. Che nessuno me ne voglia. Ma non è un caso se di una possibilità del genere si stia parlando ora e non prima.
La chiarezza, per i GD prima e per gli altri poi, dev’essere fatta il più presto possibile.
Vorrei farti fare un giro a Scienze o un invito a parlare direttamente con i rappresentanti delle associazioni, così da vedere chi di diritto allo studio si interessa e anche nelle sedi opportune.
Vai a parlare con i rappresentanti in CdA dell’adisu e poi ne discutiamo.
Il servizio di stanza è solo l’interfaccia con la popolazione studentesca.