Monti, disordine dei pubblicisti e la voce pugliese giovedì 29 dicembre 2011
Posted by Gianvito Rutigliano in casa nostra.trackback

Quando ho visto la consegna del tesserino dell’Ordine dei giornalisti a Mario Monti ho pensato un paio di cose:
- i suoi “tre o quattro articoli” con cui anni fa era iscritto come pubblicista dovevano davvero valere tanto se gli sono bastati;
- ma che bollino c’era sul tesserino? 2011 o 2012? E i 100 euro ce li dovrà rimettere lui?
Lasciati i miei quesiti nell’iperuranio, un’ulteriore riflessione mi ha assalito, visto che su alcuni argomenti ormai sono diffidente di natura. Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine, ha fatto davvero un bel discorso in apertura della conferenza stampa di fine anno. Ha approfittato dei suoi cinque minuti per parlare di “casta dell’editoria”. Quel mostro, a suo dire, nonostante il quale tanti giornalisti coraggiosi svolgono il loro mestiere con sacrificio e abnegazione; anche a causa del quale i giovani pubblicisti prendono persino 2 euro a pezzo (mi pare di aver sentito “lordi”; avrebbe potuto anche dire 0 euro o “per la gloria”, visto che esistono queste situazioni); all’interno del quale la cassa dell’Inpgi non ha contributi pubblici (vanno al suddetto mostro che se li pappa per sé) e può contare solo sul contributo annuale dei colleghi.
Ecco. Non riesco a non pensare che il presidente dell’Ordine, sostenuto dalla presenza dei vertici della Fnsi Siddi e Natale, sia stato mosso all’accorato appello per una maggior attenzione non tanto dall’incerto destino dei tanti pubblicisti (come me) che da settembre non sapranno bene come tutelare la loro posizione professionale. Quanto dalla polemica innescata qualche giorno fa dal ministro Fornero, in tema di cassa previdenziale. Praticamente come quando i sindacati hanno deciso di scioperare appena sono state toccate le pensioni, dopo anni in cui si sono fatti schiacciare su qualsiasi cosa, in particolare su precariato e giovani lavoratori (la mia polemichina sull’argomento).
Su GO-Bari, grazie alla penna dell’amico e collega (pubblicista pure lui) Antonio Scotti, ho letto le dichiarazioni della presidente dell’Ordine pugliese Paola Laforgia. Condivisibile la prudenza, per carità, perché sarebbe inutile lanciarsi in invettive su un argomento in cui pare ci possano essere evoluzioni. Ma perché arrivare sempre a un passo dal baratro per parlare di ”passaggio graduale alla nuova normativa, consentendo ai tanti pubblicisti che reggono l’attività dei giornali di entrare nel recinto della professione senza alcuna esclusione”? Dove sono queste testate di buon cuore che si prendono dei pubblicisti, magari pure talentuosi, per permettere loro l’accesso all’esame da professionista? O più semplicemente dobbiamo comunque passare dalle scuole/master da 8/10/20mila euro l’una? Non è una brutta cosa investire sulla formazione, anzi. Ma io che ho il privilegio enorme di avere un lavoro fisso, a 1000 euro netti al mese, non posso né accedere ai master né ai fondi regionali per pagarmeli (ad appannaggio di disoccupati o redditi inferiori al mio).
A me la situazione pare davvero nera. E di leggere i vari “confidiamo”, “aspettiamo”, “valutiamo” sono stanco prima di cominciare. Pertanto, scrivo.
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